Ha attraversato la perdita di entrambi i genitori a 16 e 18 anni, il rifiuto della classe accademica del Conservatorio di Parigi del suo stile compositivo – troppo vicino a Satie e Debussy – e dunque dell’ammissione allo stesso Conservatorio, l’influenza spagnola, la Prima Guerra Mondiale, per la quale fu arruolato nel 1918 e smobilitato solo nel ’21 dopo diversi giorni di carcere. Eppure è diventato Francis Poulenc (1899-1963) già a 25 anni, un riferimento fondamentale della scuola compositiva francese ed europea del Novecento e imprescindibile nel genere sacro.


A fronte delle svariate difficoltà, Francis ha la possibilità di frequentare i circoli e salotti culturali di Parigi, e ne fa occasione di crescita e formazione: il paragone intellettuale è con personaggi del calibro di Cocteau, Breton, Apollinaire come anche Picasso, Modigliani, Paul Valéry; il confronto musicale vede Poulenc accanto a Georges Auric, Darius Milhaud, Louis Durey, Germaine Tailleferre e Arthur Honneger nel «Gruppo dei Sei», un sodalizio artistico in reazione alle tendenze dominanti del wagnerismo, del decadentismo tormentato e con una punta di richiamo nazionalistico per la creazione di uno stile prettamente francese. Con Charles Koechlin dal 1921 raffina la tecnica compositiva, soprattutto attraverso lo studio delle opere di Johann Sebastian Bach, e l’anno dopo, per intercessione della vedova di Mahler, ha modo di conoscere Alban Berg, Schönberg e Webern a Vienna.

Il successo arriva nel 1924, con l’esecuzione del balletto Les biches commissionatogli da Sergej Djagilev, e non conosce interruzioni: committenti influenti (dalla principessa di Polignac a Leonard Bernstein), perfino durante gli anni della Seconda Guerra, per la quale fu arruolato un anno, esecuzioni con orchestre e solisti famosi, tour di grande successo che gli valsero la fama mondiale.

Fotoritratto di Francis Poulenc inviato alla coreografa e ballerina Bronislava Nijinska: “Alla ammirabile Nijinska che ha reso le nostre “Biches” così meravigliose, con il mio più profondo affetto – Francis Poulenc – 1923″.  Fonte: Library of Congress, Music Division 

La morte del musicista P. O. Ferroud, conosciuto a Salisburgo, e la visita al Santuario di Rocamadour, nei Pirenei, scossero fortemente il musicista e lo portarono a riscoprire la fede cattolica: la sera stessa del suo pellegrinaggio a Rocamadour cominciò a scrivere le Litanies à la Vierge noire, il primo di una nutrita e originale produzione di musica sacra, genere che influenzò il suo stile compositivo da questo momento in poi.

Santuario della Vergine Nera di Rocamadour in Francia

Nel genere sacro lo stile di Poulenc risente della sua predilezione per il canto gregoriano e per la polifonia antica, con una particolare venerazione per Tomás Luis de Victoria; di entrambi i generi ammira la straordinaria capacità di aderire al testo, che nello specifico rende il canto gregoriano il più sublime nella musica liturgica occidentale. E del resto, le opere sacre di Poulenc colpiscono l’ascolto in particolare per l’aderenza figurativa e prosodica al testo. I suoi Quatre Motets pour le temps de Noël del 1951-52 sono miniature perfette, espressive e pittoriche che amplificano la parola fino all’estremo del significato. Melodie toccanti e appassionate, cromatismo accentuato, movimenti paralleli e melismi, contrasti dinamici aspri e un metro continuamente irregolare sono solo alcuni dei tratti ben riconoscibili di tutta questa sua produzione. O magnum mysterium, uno dei testi più belli e significativi dell’ufficiatura del Natale cattolico, previsto in die Circumcisionis, viene tradotto da Poulenc in musica accentuando una visione parossistica del significato testuale, con evidente omaggio allo stesso mottetto di De Victoria.

O magnum mysterium in Circumcisione Domini. 1572 – Tomás Luis de Victoria (c.1548-1611)

Il brano si apre con un cupo e lento tappeto delle voci gravi, sul quale si staglia solo successivamente lo struggente canto dei soprani; una luce del tutto nuova compare all’ingresso della figura della Vergine, per richiudersi subito sulla ripresa variata di O magnum mysterium. Qui la parola iacentem, l’unica già in precedenza sottolineata da una variazione dinamica, viene ulteriormente enfatizzata da una triplice ripetizione: è l’esaltazione dell’umiltà, dell’abbassamento del divino alla condizione umana così amata, o come in Victoria è il richiamo al corpo che giace, ora in praesepio, poi in cruce?

L’Adoration des bergers, Georges de La Tour, olio su tela, 1645 ca., Museo del Louvre, Parigi

Ciò che si riconosce senza dubbi è la grandezza compositiva di questo autore: la conoscenza dello strumento vocale rende le sue opere, pur impegnative, tra le più amate del Novecento dai cantori; la sua competenza ugualmente straordinaria in ambito testuale, liturgico, compositivo, contrappuntistico e timbrico, pone la sua opera sacra su un piano non facilmente superabile nell’estetica moderna. «Senza falsa modestia, il compositore era arrivato ad affermare che era stato veramente in questo ambito che egli aveva apportato qualche cosa di nuovo, tanto che dichiarava di essere sicuro che, negli anni a venire, se ci fosse stato ancora dell’interesse per la sua musica questo sarebbe stato sicuramente rivolto più al suo Stabat Mater che ai suoi Mouvements perpetuels (quindi alle sue composizioni corali piuttosto che a quelle per pianoforte)». (Stefania Franceschini, 2018, farcoro.it)


Il Ciclo Novecento nel 2019 ha voluto rendere omaggio a questo straordinario compositore in un concerto tenuto dal Noema Ensemble, diretto da Walter Testolin, durante il quale era stato dato ampio spazio alla sua composizione corale (Chansons Françaises, Litanies à la Vierge noire, Quatre motets pour le temps de Nöel, Salve regina) accanto a brani di Britten, Tavener e Thomas Adès e pagine organistiche di Messiaen. L’1 gennaio la Chiesa ambrosiana onora la Solennità della Circoncisione (nel rito romano mutata dal 1962 in Ottava del Natale e dal 1969 denominata solennità di Maria Santissima Madre di Dio, per gli ambrosiani celebrata nella VI Domenica di Avvento): al richiamo della Chiesa della nostra città leghiamo dunque l’inizio del nuovo anno con questo omaggio all’O magnum mysterium di Francis Poulenc, alla sua magistrale scrittura corale, alla sua competenza esemplare, alla sua apertura di musicista e intellettuale, al riconoscimento mai sufficiente di grande e compiuto compositore.

Giuditta Comerci