“Di lui* fu sempre detto che non c’era uomo al mondo
che sapesse così bene festeggiare il Natale.”

(*di Scrooge, nel Canto di Natale di Charles Dickens)


L’Associazione Noema augura a tutti voi buone feste nel modo migliore che le è dato, ovvero attraverso la musica.
Il nostro augurio lo trasmettiamo quest’anno riproponendo il sempre attuale e poetico Canto di Natale di Charles Dickens, nella versione realizzata insieme e grazie alla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, drammatizzata e registrata in un luogo di Milano tra i più magici e preziosi, il Museo Bagatti Valsecchi, e insieme agli amici dell’Ensemble Vocale Harmonia Cordis e della Fondazione Milano – Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.

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Per introdurre alcune delle diverse sfaccettature di questo racconto, un estratto dalle note di sala curate dalla giovane musicologa Ioana Hadarig in occasione dell’esecuzione dal vivo dello stesso spettacolo 18 dicembre 2021 presso la Basilica di San Calimero di Milano.

«Charles Dickens, nato a Portsmouth, nell’Hampshire, ebbe un’infanzia così difficile da portarlo, nella maturità, ad affermare che “ci sono corde nel cuore umano […] che sarebbe meglio non fare vibrare“. […] Il 19 dicembre 1843, appena tornato dal viaggio in America, Dickens pubblicò il primo romanzo della serie The Christmas Books, il Canto di Natale, con lo scopo – come osservato dal biografo di Dickens, Michael Slater – di invitare i più facoltosi a sostenere le persone in stato di bisogno.

Il titolo originario dell’opera presenta molte particolarità dovute all’intreccio di paradossi linguistici e concettuali: la prima parte del titolo (A Christmas Carol, in prose) pone l’accento sulla curiosa presentazione di un canto in prosa anziché, come di consueto, in versi. La prosa, come si conviene, è la forma d’espressione linguistica opposta a quella poetica, pensata per essere letta piuttosto che ascoltata, concetto che si presume possa aver portato Dickens a voler suggerire che la lettura del suo romanzo poteva essere affrontata e ripetuta in qualsiasi momento, non limitandosi dunque a un semplice e fugace “ascolto” occasionale. […]Descrivendo una realtà totalmente priva di poesia, il Canto di Dickens, colmo di accezioni etico-sociali, non poteva che esistere soltanto in prosa. La capacità del canto di commuovere viene dunque non dalla sua forma, intenzionalmente mutata dall’autore, ma dal suo contenuto (analogamente al principio aristotelico secondo cui la voce diventa tale quando viene riempita di significato, poiché diversamente sarebbe soltanto suono).»

Buone Feste da Giuditta Comerci, direttore artistico di Noema, dal Presidente Fabrizio Vaccari e dal Vicepresidente Alberto Cavalli: con la più cara e sincera speranza di un tempo migliore per tutti.