Carlo Fiore, marzo 2026
Pasqua è alle porte, insieme agli ennesimi concerti pasquali; tra zampognari “bio” e lamentazioni a chilometro zero, l’offerta musicale è abbondantissima. Per noi, che dell’“Offerta musicale” – quella di Bach – ci occupiamo tutto l’anno, la routine resta la vera antagonista.
Il percorso che proponiamo preferiamo pensarlo misterioso, doloroso, liminale: Bach, Haydn, Guerrero insieme a Victoria. Il sacro come gesto poetico e poesia del gesto, come concentrazione della forma, come immersione nella Parola. Tre concerti pensati come occasioni d’ascolto che invitano a scavare e a cambiare postura – centellinando ogni istante – invece che a restare in superficie, rilassandosi mentre il tempo liberato vola via sembrandoci sempre troppo poco.

Il Bach delle Fantasie, mobile e imprevedibile, prova ad arrampicarsi fin dove l’intelligenza musicale non possa più spingersi oltre. Lo Haydn delle Sette ultime parole, imponente e gentile al tempo stesso, ci trattiene entro una pausa meditativa che non è un “vuoto” ma uno spazio tutto riempito dalla forma. La Passione di Guerrero e i responsori di Victoria: scure e vibranti tavole sonore della Spagna prebarocca.
Dentro queste retoriche della trascendenza musicale, la logica stessa del “filo conduttore” si rivela riduttiva: si tratta piuttosto di tre modi diversi di sottrarre la musica all’ornamento, di farle incontrare il silenzio assordante dell’afasia contemporanea sfidandolo con Bach, dilatandolo con Haydn, popolandolo con la polifonia spagnola.
Carlo Fiore

