La Settimana Santa del 2020 viene vissuta in uno stato fisico e psicologico di sospensione: sospensione dalle attività umane, dai riti liturgici, dalle tradizioni laiche e devozionali legate alla festa di Pasqua.

In chimica, la sospensione è una miscela in cui un materiale solido, finemente suddiviso, viene disperso in un liquido in modo che sedimenti in tempi non brevi. E similmente sembriamo noi stessi sospesi in una miscela, i frammenti della nostra quotidianità, scomposti e agitati da una forza esterna, fluttuano lenti e distanti tra loro: afferriamo ora l’uno, ora l’altro, attraversando il liquido con lentezza e senso di estraneità.

Come si legge in un romanzo di Rossi e Storti, è come fare una gara in cui il cronometro non è mai partito, uno spostamento da un luogo a un altro “che sembrerebbe aver senso solo quando si raggiunge la meta. Ma se questa scompare, l’unica cosa che diventa importante è viaggiare.” Ed ecco che ritorna il concetto di sedimentazione: come vogliamo disporre i nostri frammenti durante questo viaggio, prima che tocchino il fondo del bicchiere? Che disegno comporranno quando li guarderemo ‘nuovamente’ riuniti? Guardandoli fluttuare sappiamo riconoscere quelli il cui peso li porterà per primi a terra? Sapremo capire come sfruttare il viaggio?


Paolo Veronese, Le Nozze di Cana, 1563, olio su tela,  677 cm x 994 cm, Parigi, Museo del Louvre
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Di domande, ma anche chiare risposte, è densa anche la nota poesia The Lamb di William Blake:
chi ti ha fatto, agnellino? Chi ti diede una tale voce, un così soffice manto?
Chi è chiamato col tuo nome, poiché Egli stesso è chiamato Agnello.

Comune alla simbologia ebraica e cristiana della Pasqua, l’emblematica figura dell’agnello è simbolo popolare anche del presepe, ed è questo il contesto in cui Sir John Tavener (1944-2013) lo riversa per la sua composizione. Il testo poetico di Blake torna nell’elaborazione polifonica come visione mistica e suggestiva del sacrificio dell’Agnus Dei. Il breve corale in stile omofonico, che del Natale ha un atto di contemplazione innocente e intensa, comprende scontri armonici fortemente dissonanti, una staticità atemporale di ripetizioni con raddoppio del tempo musicale, e il trattamento a specchio della melodia, nei bicinia che intervallano gli interventi corali, richiama il continuo scambio di parti tra agnello e bambino, alter ego l’uno dell’altro. Il complessivo stato di sospensione del brano induce fortemente alla comprensione della nascita in una duplice dimensione del destino di innocenza: come nelle Nozze di Cana il Veronese dipinge Cristo e Maria con uno sguardo totalmente estraneo al contesto di caotica festa in cui sono immersi, allo stesso modo qui lo sguardo tra bambino e agnello aprono squarci immensi sulla sacralità dell’infanzia quale testamento prescritto del futuro, prendendo lezione da una delle nascite più segnate e note nella storia dell’umanità degli ultimi duemila anni.
 
Qui la sospensione riguarda però solo il tempo nel quale avviene l’incontro tra i due piccoli esseri: l’espressività della musica, come già della poesia, non induce dubbio, insicurezza, precarietà. La lentezza delle risposte corali è già tempo di osservazione di ciò che è sedimentato: tutto è chiaro, tutto è come deve essere, tutto è visione del fondamento. E questa chiarezza è ciò che ci auguriamo di ritrovare, di comporre, di intuire, partendo da questa strana Settimana.

Giuditta Comerci, direttore artistico


Riascoltiamo insieme The Lamb di John Tavener, nell’interpretazione del Noema Ensemble diretto da Walter Testolin per il ciclo Novecento 2019 a cura dell’Assocazione Noema.